Tuttavia tale esplosione/implosione, al netto del nostro carattere levantino che sovente ci fa ignorare i tesori che abbiamo sotto il naso trascurandone la loro importanza, come è stato possibile svelarla solo ora? Certo, finché non è comparso sulla scena Carmine Lupia, con i suoi dodici amici con cui ha realizzato la cooperativa "Segreti Mediterranei" che governa con rara competenza questi itinerari turistici, la gente del luogo sapeva benissimo che le foreste di leccio, castagno, quercia nascondevano un apprezzabile habitat. Ma i luoghi erano circondati da un alone di mistero, un misto tra mitologia e leggenda, superstizione e stregoneria, indolenza e indifferenza, una sorta di foresta di Sherwood in cui si mischia fantasia e realtà.
Gli antefatti storici sono stati raccontati, di recente, dal giornalista Romano Pitaro in un reportage apparso sulla rivista del Consiglio regionale della Calabria. Pitaro è uno di quelli che ha creduto subito in questa partita, coinvolgendo, come testimonial, l'industriale Pippo Callipo. Ma lo stesso Lupia, che si è laureato nell'Università Cattolica di Piacenza, ha trovato come sodale compagno di viaggio il vescovo di Locri, Giancarlo Bregantini, con il quale ha immaginato di replicare in altre realtà regionali questo tipo di turismo naturalistico, eco-compatibile, ad alto valore aggiunto per la qualità dell'offerta che il visitatore può scoprire seguendo tutta la vicenda storica della Calabria. Se quest'anno nel lago Ampollino gli operatori turistici del luogo si sono inventati la presenza di un mostro di Lochness in sedicesimo per attrarre (riuscendovi) i vacanzieri, a Valli Cupe c'è lo spirito di Orlando che - racconta la leggenda - su volere di Dio, conficcò la spada nella roccia che divenne rossa. Rossa lo è tutt'ora la roccia per la presenza delle alghe rosse.
Da queste parti passò il ciclo carolingio con tracce che neppure sui Pirenei si scorgono, tra Sersale e Zagarise ci sono i segni della "Città di Barbaro", fondata da Silone Barba che approdò alla foce del fiume Uria dopo la distruzione di Troia. Carmine Lupia, che fino a 18 anni ha fatto il capraio, è andato nelle biblioteche di mezz'Europa a scartabellare le fonti che indicano la presenza dei paladini carolingi in Calabria, trovandone, specie a Parigi, riscontri di grande interesse.
I luoghi bisogna visitarli (con calma) per avere contezza del loro valore. E ho pensato di fare, chiedendo un appuntamento a Lupia perché, appunto, mi faccesse da Cicerone. Ci vediamo domenica 18 settembre. Alle ore 10 in piazza Carmela Borelli di Sersale è pavesata a festa. La giornata è infelice, nel senso che c'è la bellissima fiera di San Pasquale Baylonne (protettore delle donne) che crea qualche difficoltà ai visitatori con destinazione canyon. Bisogna adattarsi. Mentre la banda del paese riscalda l'ambiente con i suoi allegri motivi mi allontano sulla Panda del mio Virgilio. Destinazione la cascata del Campanaro che si trova percorrendo la statale 109 che da Sersale porta a Zagarise dove, a sorpresa si aggiunge sorpresa, ci sono i resti di un Monastero fondato da Gioacchino da Fiore. Che la dantesca "Selva oscura" sia partita da qui?
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