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| Cascata Campanaro - Sentiero dell'acqua |
Un sentiero, ribattezzato dell'acqua, costruito due anni fa dai volontari del luogo con i materiali del posto e con una soave lievità, mi porta in una suggestiva cascata alta 22 metri e circondata da una felce tropicale a dimostrazione dell'unicità del luogo. Prima di avviarci lungo il ripido sentiero, Lupia mi fa prendere un caffé autoctono con una piccola lezione di botanica a contorno. «Qui c'è un leccio - mi indica Lupia - da cui si estrae una sostanza che serviva anticamente a fare la cosiddetta "ciofeca"». Il caffé ante litteram. Un cucchiaino di zucchero per me, azzardo io. «Non c'è problema – perfeziona la mia preziosa guida – qui accanto c'è l'albero della manna, un lattice che si cristallizza e serve da dolcificante». La manna biblica? Provocazione da ignorante la mia, ma Lupia ristabilisce subito la nozione scientifica. «No, quella è un'altra cosa, si trova nel deserto».
Egli, poi, si dilunga illustrando la ricchezza della flora presente in queste valli, tra cui la Woodwardia Radicans, una pianta erbacea perenne con foglie lunghe fino a 3 metri che è presente in pochissime realtà meridionali. Le cascate da visitare nella zona sono 101, un compendio di emozioni e sensazioni. C'è la cascata dell'Inferno dove si può praticare il bagno fluviale e quella del Paradiso che è la più lunga misurando ben 120 metri. Ce ne è, insomma, per tutti i gusti.
Bisogna dire che la cooperativa "Segreti Mediterranei" fa pagare un modesto ticket per visitare alcuni di questi siti. Non è un salasso gratuito, ma una scelta saggia per consentire all'organizzazione di finanziare la protezione dei luoghi considerato che questi custodi guardano, senza peraltro disdegnarlo, il finanziamento pubblico con molta cautela proprio per non restare impigliati in eventuali trappole politico-burocratiche. Una volta il naturalista Arturo Rocca dell'associazione "Gente in Aspromonte" mi disse che il camminatore perfetto è colui il quale non lascia sul terreno traccia del suo passaggio. Purtroppo i comuni mortali, mediamente intesi, sporcano, e quelli della cooperativa sono costretti a ripulire continuamente i percorsi.
L'altra trovata, di marketing territoriale, è il trekking someggiato, ovvero l'uso di sei asini che portano i visitatori negli angoli più impervi. Il filosofo a quattro zampe in Calabria può ancora esprimere le sue performance, come la gara di galoppo a Castelsilano (Kr) oppure il palio di Guardavalle (Cz). Ho lasciato per ultimo il pezzo forte: il canyon, «dieci chilometri - racconta Pitaro nel suo reportage - circa di lunghezza e quattro ore di cammino che è un conglomerato poligenico di arenaria, unico nel suo genere in Italia». Non si può raccontare, bisogna vederlo con i propri occhi.
Chi ha ancora voglia di andare in Colorado alzi la mano.
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