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"Le Valli Cupe tra leggenda e natura" di B. Gemelli - apparso su "Obiettivo Calabria"

Rivista Obiettivo Calabria - Copertina
Rivista Obiettivo Calabria - Copertina

La Calabria non finisce mai di stupire, soprattutto coloro i quali credono di conoscerla bene. Che la nostra regione fosse un scrigno di tesori paesaggistici, giacimenti culturali, storie antichissime, contaminazioni di feconde civiltà, era cosa nota. Ma qui si sta esagerando.

Tra le tante perle storicizzate su carta, dai tomi ai depliant dell'agenzia sotto casa, ci sono alcuni siti ancora poco conosciuti e, quindi, per nulla pubblicizzati e valorizzati. Penso alla Villa Romana di Casignana (RC), un'altra Pompei che sorge tra i vigneti del vino Greco di Bianco, penso ai megaliti di Nardodipace, nelle Serre, o di Campana (CS), dove campeggia l'elefante della Sila Grande, penso ai "Palmenti" di Ferruzzano (RC), ad un passo da Capo Spartivento, magnifiche strutture in pietra usate per la conservazione del vino in epoca greca, penso alle grotte basiliane di Zungri (Vv) e Casabona (KR) o a quelle carsiche di Verzino (KR) e Cassano allo Ionio (CS).

Insomma, spaziando da nord a sud e da ovest a est, c'è l'imbarazzo della scelta tra queste riserve auree da valorizzare adeguatamente. Se questo popò di asset diventasse rete, facesse sistema, la Calabria avrebbe risolto i suoi problemi economici. Ma il fenomeno più sorprendente di location attrattiva è qui vicino, a 45 chilometri da Catanzaro, nella Presila orientale. Sono le cosiddette Valli Cupe, nome che deriva dal francese, cioè cupe nel senso di tagliate e non buie.

Signore e signori, segnatevi questo nome, Valli Cupe, perché in avvenire lo sentirete nominare spesso. Da qui l'interesse sempre crescente delle istituzioni più prossime, Regione, Comuni, Comunità Montane, Afor. Qui ci sono sette canyon di cui uno rappresenta l'unico esemplare di arenaria d'Europa, qui ci sono 101 cascate, qui ci sono alberi con una circonferenza di dieci metri, qui c'è una biodiversità tropicale, lo snodo della vegetazione che incrocia mare e monti. Intanto, bisogna subito dire che Valli Cupe non è un singolo sito ma è un'ampia area naturalistica che custodisce un ventaglio di luoghi ad alto contenuto storico-paesaggistico. Si trova in quel quadrilatero che è composto, a nord dai primi contrafforti della Sila Piccola, a sud dal mare Jonio, ad est dal fiume Crocchio, e ad ovest dal fiume Simeri. L'area, con epicentro Sersale, interessa anche i comuni di Zagarise, Cerva, Magisano, Petronà e Taverna.

Questo sito è spuntato come un fungo circa due anni fa per la caparbia dedizione del suo scopritore, Carmine Lupia, 29 anni, agronomo naturalista, specializzato in botanica, autore di pregevoli lavori sull'etnobotanica. Se oggi si è messo in moto un interesse incessante verso questa attrazione storico-naturalistica la colpa, ovvero il merito, è di questo giovane studioso, testardo, che prima di mettere mano nella sua terra ha girato il mondo (si stava per sposare una aborigena) per conoscere e approfondire altre civiltà, altre storie, altri paradisi. Ma la conclusione, per Lupia, è che la Calabria riassume tutti gli scenari sperimentati altrove, tanto da ricordare l'espressione di un noto botanico belga, John Bouquet, che, dopo aver visitato Valli Cupe, concluse che questi luoghi rappresentano «il segreto meglio custodito d'Europa».

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