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Articolo

di R.Pitaro - apparso su "Calabria"

Dalla leggendaria città di Barbaro fondata da Silone Barba, che dopo la distruzione di Troia approda alle foci del fiume Uria (è il nome della figlia di Priamo) alle gesta dei paladini di Carlo Magno inviati in Calabria, assieme ad Orlando, per difendere la cristianità dalle invasioni arabe. Da Omero alla Chanson di Orlando, con il sovrappiù di un borgo settecentesco (Marcaglione, nome d'origine normanna) drammaticamente abbandonato ai morsi inesorabili del tempo e delle erbacce; e un imprevedibile itinerario di cascate variopinte non scindibili dalle favolose narrazioni orali delle gesta di eroi, dei e briganti i cui volti e le cui avventure sono ancora un ricordo vivo nella zona.

Lupia è una guida naturalistica ma anche uno storico del luogo che, con suadente loquela, narra eventi remoti: "La città fondata da Barba (chiamata Barbaro), rinomata e fiorente per le molte ricchezze, fin quando una crudele pestilenza non la colpi perché non aveva voluto offrire a Febo le focacce che gli dovevano ogni anno". "Barbaro continuò a vivere nel Medioevo, quando cadde in mano araba e il difensore della cristianità, Carlo Magno, invitò i suoi paladini in Calabria (sono molte le Chanson di Orlando ambientate in Calabria) compreso il coraggioso e famoso Orlando, l'unico che si salvò. Gli altri, Razzone, Moscardino, Farianu, Filippazzo, Lucciu e Scarano morirono per gl'inganni e gl'incantesimi di una strega".

E osservando la fenditura nella roccia di colore rossastro (il luogo si chiama, appunto, Colle d'Orlando e si trova di fronte al sito dove si stagliava florida la città di Barbaro a metà strada tra Sersale e Zagarise) Lupia rievoca frammenti di storia e leggenda. "Orlando, nel corso della battaglia contro i saraceni, chiese a Dio di dissetarlo e questi gli rispose di conficcare la spada nella roccia da cui sarebbe zampillato il sangue con cui avrebbe potuto dissetarsi".

Insomma, ce n'è per tutti i gusti. E ad un certo punto, quando il sole dardeggiante di luglio quasi sparisce e nel bosco silano ogni rumore cessa d’incanto e quando solo l’acqua di una cascata lì vicino ricorda che la vita è movimento, Lupia ci fa cenno di tacere. "Se state zitti, a quest'ora è possibile che si sentano gli strilli della strega colpita a morte da Orlando. A me non è mai successo, ma i più vecchi asseriscono che a qualcuno è capitato". La strega? "La vicenda risale a quando i saraceni dell'antica città di Barbaro, per resistere al paladino prediletto da Carlo Magno, ricorsero ai consigli di una strega, a strega e Varvaru."

Ogni volta che Orlando l'uccideva lei riprendeva a vivere. Ogni tentativo di eliminarla era diventato inutile. Cosi Orlando decise di negoziare. E le chiese in cambio di cosa avrebbe svelato i suoi potenti poteri magici. La strega, per beffeggiarlo, gli rispose: "Io tutto ti dico ma non mi toccare l'ombelico!" ( "Io tuttu ti dicu ma umme toccare u villicu" ).

Orlando arguto, intese che dietro il sarcasmo della strega una verità faceva capolino. E la colpì impietoso, nell'unico suo punto vulnerabile. Uccidendola all'istante. Da allora, si narra, la strega ricompare, di tanto in tanto, con le sembianze di un neonato. E si fa sentire nei boschi della Sila con urla agghiaccianti . Che spaziano dappertutto. Nelle Valli Cupe, nel solitario canyon, nei boschi e nei fiumi pieni d'acqua gelida. E attraversano le immaginarie pareti dei secoli con la semplicità di chi sa bene che la storia non finisce nel presente ma ha cicli lunghi; e che se un tempo queste terre sono state culla di civiltà ed oggi non lo sono più, niente impedisce che, prima o poi, la corrente cambi.

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